MIRROR ‘Nei panni di un Mentor e di un Mentee durante una corsa estrema nel deserto’ [1]
A cura di Carmelo La Delfa, Mentor SIM Academy nello sport
La folle idea di cimentarsi nel doppio ruolo, Mentor e Mentee, e capire che c’è uno spazio immenso in cui crescere rispecchiandosi in entrambi i ruoli e traendo fiducia e consapevolezza, grazie ad un continuo dare/avere.
Ricordo quando mi hanno insegnato che esistono motivazioni intrinseche ed estrinseche. Impari a riconoscerle e a dare il valore che meritano entrambe. Poi esistono quelle frasi che ci arrivano in testa come macigni e, invece di ferirci, svegliano qualcosa che esiste dentro e che non abbiamo ben chiaro, fino a quando quel “ma dai, è impossibile per te! Non è una sfida che puoi accettare, non hai il fisico adatto!”, accende tutte le motivazioni e spegne qualsiasi interferenza. Diventando un vero e proprio senso di scopo.
Ricominciamo da capo. Da qualche anno sono un EQ Assessor certificato da Six Seconds (la più grande organizzazione al mondo che si occupa dello sviluppo dell’Intelligenza Emotiva) e il continuo allenamento quotidiano con le emozioni e il guardarmi dentro (Cosa sto provando – Quali opzioni ho – Qual è il mio perché) è stata la leva che mi ha mosso verso la scoperta del Mentoring.
Sin da bambino, sognare di essere un grande pallavolista, accendeva qualcosa. Credo fosse energia.
Da adulto ho voluto mettermi alla prova più volte con l’intento di riuscire a capire cosa farne di quell’energia. Ho pensato che il modo migliore fosse chiedermelo e provare; richiedermelo e riprovare. Oggi è così che imparo da me stesso, cercando nuove soluzioni tramite un continuo dialogo interno e da un guardarmi da altre prospettive. Devo ammettere che un aspetto del mio Brain Style (stile Innovativo) gioca un ruolo importante.
Prima del corso di Mentoring avevo un insieme di informazioni e dati che non riuscivo a definire né a dargli una struttura, per renderli davvero funzionali traendone un beneficio. Un episodio successo nel 2024 mi ha acceso una lampadina: mi allenavo per competere in gare di Triathlon Olimpico e, la disciplina dove mi sento (o forse, sentivo) più forte, era la bici. Mi allenavo sviluppando una media di 232Watt con massimali di 340Watt che, per il mio fisico e i miei obiettivi, erano accettabili. Nel febbraio del 2024 viene a mancare mio fratello maggiore. Ripresi ad allenarmi 10 giorni dopo e, considerando lo stato d’animo, non riuscivo a concentrarmi e a dare il massimo. La mia media, che era di 164watt, improvvisamente sviluppava dei picchi di 642watt. Mentre pedalavo e pensavo a ciò che mi era successo, sentivo un’emozione di rabbia che sprigionava energia. Accompagnata da un’altra emozione come il disprezzo, creavano una formula magica di potenza sprigionata sulle gambe.
Mi chiesi: com’è possibile che riesco a imprimere tanta potenza sulle stesse gambe che ne sviluppavano la metà? Avevo scoperto che alcune emozioni scomode mi davano energie enormi. Come dire “le cose peggiori, mi fanno fare le cose migliori”. Decisi di andare in fondo per comprendere meglio come non perdere queste energie emotive.
Il primo approccio con la S.I.M. è illuminante. Leggo le citazioni di ciò che si definisce Mentoring fino a quando arrivo a quella di Matteo Perchiazzi che spiega che “il Mentoring è un apprendimento reciproco attraverso le emozioni ed i valori condivisi e riconosciuti” e aggiunge, “in una creazione di uno spazio di fiducia in cui cercare il senso della propria azione”. Colpito e affondato!
Acquisisco nozioni come Statement, Modello di Clutterbuck, Atteggiamento/Comportamento e, soprattutto, come creare Struttura Comportamentale. Ecco il nome che da forma a tutto. In un attimo tutte le informazioni, le sensazioni, i pensieri e i contenuti si incasellano in un mosaico prezioso.
La messa a terra di tutto è già storia (oltre che articoli sui giornali). Mi sfido in una gara di Trail Running di 100 km nel Sahara e decido di essere Mentor e Mentee allo stesso tempo. La sfida è ardua ma prendo subito fiducia, si creano dei vasi comunicanti che, con un preziosissimo dare e avere, creano una profonda fiducia nel metodo, negli strumenti e dinamiche da attuare. Il Mentor ispira e il Mentee risponde subito restituendo insegnamenti e passi avanti. Esiste uno spazio inesplorato che richiede nuove energie e consapevolezze. Il risultato è sbalorditivo già durante gli allenamenti. Vado oltre, sempre oltre ad ogni allenamento. Sono stimolato da un colloquio interno fatto di saggezza, esperienza e voglia di sfidarsi. La risposta fisica è gratificante.
Gestisco le mie interferenze: caldo, dolori, stanchezza, sabbia dentro le scarpe e, soprattutto quella regola della gara che ti permette di abbandonare una tappa ma non la competizione. Praticamente “non preoccuparti se sei stanco, puoi fermarti e ripartire domani dalla tappa successiva”. Un martello che batte nel mio cervello come una tentazione ad ogni dolore e sintomo di stanchezza.
Adotto un metodo per automotivarmi: ogni tratto di sabbia, ogni duna, ogni sentiero roccioso finiscono con un mio piccolo festeggiamento. Alla fine di ogni tappa raccolgo tante emozioni positive e mi preparo per i km mancanti che verranno. Durante gli allenamenti, il “mio” Mentor mi suggeriva di festeggiare per qualsiasi distanza programmassi quel giorno e di spingermi un po' oltre la distanza programmata. Non pensare che, se avevo 20km da fare, erano ancora molti di meno rispetto ai 100km della gara. Festeggiavo quei 20, perché la gara di quel giorno era di 20km ed io l’avevo portata a termine, facendone anche 21, un passo in più.
Quel valore aggiunto che il Coping ha dato a tutto: ho adottato diverse strategie ma quella a cui mi sono legato di più, è una frase di un mio carissimo amico che d’estate ci porta in giro con la sua barca. Ad ogni partenza suole dire “Accendere motore sinistro, accendere motore destro” come a dare ordini al suo equipaggio (che in realtà non esiste perché e solo lui a gestire i comandi). Ad ogni inizio di allenamento e di tappa dicevo la stessa frase ai miei motori: la mia gamba sinistra e la mia gamba destra che prendevano la forma di due eliche che spingevano ad ogni mio comando.
La mia esperienza in questo profondo ed intenso percorso di apprendimento mi ha dato, anche, modo gioire per un traguardo sportivo importante. Questo resterà sempre dentro di me e la medaglia da finisher lo conferma. Il guadagno umano ha la forma di un universo che si plasma ogni giorno, dove ogni stella ed ogni pianeta hanno un nome ed una energia propria. So il valore di tutto e, soprattutto, del peso che ha imparare ad ascoltarci davvero. Tutto condito da quel passo in più a cui credere per arrivare ovunque desideriamo.
[1] Il presente documento è soggetto a copertura dei diritti del marchio SIM, marchio depositato e registrato attraverso la SIB (Società Italiana Brevetti).