Mentoring, Pickleball, piazze a rischio e integrazione? Più che insegnamenti, tante domande.
A cura di Matteo Perchiazzi, Fondatore della SIM – Scuola Italiana di Mentoring [1]
Firenze, Piazza Indipendenza, una piazza a rischio in pieno centro: da una parte alberghi e location di lusso per stranieri, casa dello studente, laboratori di analisi mediche, dei giardini con alcuni spazi per i giochi e strutture per praticare sport. Nelle vicinanze diverse scuole. Dall’altra, la presenza di almeno tre bande di spacciatori e frequentatori vari: una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Un discreto mix di culture differenti. Un microcosmo con elevati fattori di rischio e anche con grandi potenzialità. Istituzioni e comitati di quartiere presenti, e la New York University che vuole fare qualcosa: ma cosa si può fare per normalizzare una situazione che di per sé è tutto fuorché normale?
Nasce così l’iniziativa Palestre all’aria aperta tra Comune di Firenze Assessorato allo Sport e New York University: portare il Pickleball e il Badminton in piazza. Mentor Net, braccio operativo del tennis e degli sport di racchetta di SIM Academy sport, insieme a Stormy Weather raccolgono la sfida.
Possono bastare un po’ di racchette buffe, con palline grandi vuote, qualche linea di vernice per delimitare il campo, due educatori sportivi per fare qualcosa? Per migliorare la situazione, ma in che modo?
Per due trimestri, tra ottobre – dicembre 2025 e marzo – maggio 2026 con la scusa del Pickleball ho potuto imparare molto da quella che è stata una vera e propria attività di comunità attraverso lo sport.
Povertà o parcheggio dopo scuola?
Dopo i primi incontri a cui sono venuti molti curiosi coinvolti dalle scuole circostanti, il gruppetto di frequentatori affezionati si è consolidato e con mio sommo stupore di circa quindici partecipanti, solo il 30% sono stati italiani, fiorentini intendo. Gli altri peruviani, pachistani e soprattutto cinesi. Sarà perché gli asiatici con le racchette ci sanno fare oppure altro?
L’attività era gratuita: per qualcuno la partecipazione era una delle poche occasioni per far praticare sport ai loro e alle loro figli-e, visto che l’iscrizione ad un’associazione sportiva potrebbe essere troppo costosa.
Una cosa curiosa: dopo qualche lezione, l’unico nonno che è venuto sempre è stato quello di un ragazzino cinese: M…o, iperattivo, che soltanto dopo 6 mesi di attività l’ultimo giorno del torneo, ha rivelato che sapeva contare i palleggi ed il punteggio in italiano. Prima, infatti, faceva finta di non saperlo e chi mi ha aiutato a spiegare le cose, era la mamma – che qualche volta era presente, e il suo amichetto D..e.
Chissà perché l’ha fatto? Mi voleva mettere alla prova per vedere se ci tenevo davvero, oppure perché voleva un certo margine di chiamiamola ‘autonomia’ nel partecipare solo quando aveva voglia?
Integrazione o presidio sociale sportivo della comunità?
Ogni tanto, qualcuno delle bande chiedeva di poter provare il Pickleball. Secondo voi l’ho fatto provare? Per essere onesto non me la sono sentita: forse avrei dovuto?
Non era quello il punto: voleva essere un presidio con il ‘cappello’ del comune’ per provare a riconquistare la piazza, piuttosto che integrare le bande e gli spacciatori.
Integrazione tra vari partecipanti? Certamente sì, un successone, i nonni dei ragazzini italiani, dopo aver visto sempre presente il nonno cinese hanno preso spunto per restare ogni mercoledì anche loro. Volevano far vedere a me ed ai nipoti che non erano da meno oppure volevano controllare non succedesse niente?
O assistere a metà lezione di Pickleball in cinese?
Secondo voi ho imparato il cinese? Ovviamente no.
Nemmeno le parole ‘diritto e rovescio’? Sì lì per lì, ma ora che scrivo non le ricordo più. Il cinese è difficile, perché l’italiano no?
Sport all’aria aperta, in piazza: un modello misto di attività organizzata. Una sfida sostenibile?
Di solito l’attività sportiva organizzata è tipicamente quella che propongono le società sportive nelle loro sedi e impianti, mentre invece nei parchi e nelle piazze si pensa più ad un’attività libera, anche per utilizzare, laddove ce ne siano, campetti o attrezzature non gestite o aree dedicate. Oppure si pensa ad attività organizzate nelle piazze o nei parchi come singoli eventi, ad esempio ‘Feste dello sport’, il cui scopo è far accedere la cittadinanza a spazi aperti, con l’intento inoltre di avvicinare alle varie discipline i ragazzi, che poi frequenteranno l’attività nella associazione sportiva del caso.
Questo tipo di modello è un modello misto, perché è sia un’attività continuativa organizzata, sia un’attività in uno spazio aperto.
Il primo disagio è chiaramente il rischio di far dipendere l’attività dalle condizioni meteo, cosa che peraltro è successa, con possibilità di abbandono. Gestito da un buon rapporto con genitori e ragazzi, ed una buona comunicazione tempestiva.
Dal punto di vista dei processi di socializzazione, detta con i sociologi Dunning ed Elias, questo esperimento è interessante perché non si riferisce solo ai processi Maestro – allievo, tra pari e socializzazione ad un contesto sportivo, perché il contesto in questo caso è allargato ad una piazza ed è libero, per cui si è ampliata la gamma di fattori a cui i partecipanti si sono ‘socializzati’.
Alla lunga questo tipo di iniziative sono sostenibili, in termini anche di durata? Secondo me sì, ma solo se il simbolo di questa attività, il campo da Pickleball e la rete diventano permanenti e ‘restano’ anche quando l’attività non c’è. Un simbolo che comunica alla piazza che quel piccolo spazio della piazza è destinato allo sport, e non solo le panchine dove stazionano le bande e gli spacciatori.
Sicurezza della piazza: rissa finale e il campione di Pickleball di Piazza Indipendenza
Nella penultima lezione, preparando il torneino finale, dopo qualche minuto è scoppiata una rissa violenta, tra le bande, che ormai avevo visto e riconosciuto ogni mercoledì. Il finimondo in 5 minuti, in cui ho temuto sia per la sicurezza dei ragazzi e dei genitori presenti, sia per la mia stessa incolumità. Ho chiamato le forze dell’ordine, gli spacciatori mi hanno visto, la polizia è intervenuta tempestivamente, ma le bande erano già scomparse. Momenti di forte insicurezza, in cui ho deciso di interrompere le attività e rispedire i genitori ed i ragazzi a casa. Ho chiesto alle forze dell’ordine di accompagnarci fuori dalla piazza, per assicurarci la loro protezione, poiché possibili testimoni degli eventi.
Siamo riusciti a fare il torneo finale secondo voi o abbiamo deciso di sospendere? Ammetto di aver avuto una grande indecisione, ho chiesto ai genitori se fossero d’accordo a portare i figli alla giornata finale e la risposta è stata affermativa, con questa frase: ‘a condizione di un presidio delle forze dell’ordine e perché la piazza ormai è anche nostra e del Pickleball’.
Una bella giornata finale: i ragazzi cinesi contavano il punteggio in italiano, abbiamo assegnato il trofeo di Pickleball ad un bravissimo ragazzino che non è mancato nemmeno un giorno, D..e, che ha partecipato accompagnato da sua mamma, con bande, pioggia, vento e caldo. Purtroppo, non è stata presente una ragazzina che ha partecipato sempre, che quel giorno aveva il saggio finale di danza, peccato perché a Pickleball è proprio brava. Una pattuglia di carabinieri, fissa, le bande degli spacciatori scomparse temporaneamente, due agenti in borghese che ogni poco mi facevano gesti di rassicurazione. Tante foto, biscotti cinesi offerti a tutti, e quel gruppetto strano che si è creato per qualche mese in quel microcosmo di piazza indipendenza. Chissà se ci rivedremo? I volti però non me li scorderò mai.
P.s. chi avrà vinto il torneo secondo voi? Un ragazzino cinese o italiano? Beh, a questo punto della storia forse non è poi così importante, ma non ve lo rivelo, lascio a voi immaginare.
È servito portare il Pickleball per far scomparire le bande e favorire l’accesso alla piazza anche dopo la fine di questo progetto?
Avete mai visto il bellissimo film ‘nuovo cinema paradiso’? C’è un personaggio famoso per la sua frase ‘la piazza è mia, la piazza è mia !!’. La storia non so se si concluderà come nel film, ma qualche giorno dopo la mamma del ragazzino cinese mi ha mandato un video: avevano comprato le nuove racchette da Pickleball e stavano giocando nel nostro campetto, anche se la rete non c’era più. Forse qualcosa è cambiato?
Libri
- Perchiazzi M., ‘Apprendere il Mentoring. Manuale operativo per la formazione dei Mentor’, Massa, Transeuropa Edizioni, 2009.
- Perchiazzi M., ‘Imparo dunque sono. Il Mentoring a Scuola”, Industria e Letteratura, 2023.
- • Norbert Elias, Eric Dunning: Sport e aggressività, lo sport nel processo di civilizzazione. Il Mulino, Milano, 2001.
[1] Il presente documento è soggetto a copertura dei diritti del marchio SIM, marchio depositato e registrato attraverso la SIB (Società Italiana Brevetti).