La sete relazionale

La sete relazionale

A cura di Angela Gentile, Mentor nel sociale, scuola e non solo….[1]

Nella vita di ogni giorno capita di incontrare persone, giovani, bambini, con i quali scambiamo parole e sguardi. Non sempre le parole espresse nascono da un’intenzione, da un pensiero, a volte sono all’interno di frasi che vogliono accogliere, altre volte sono lo specchio di una distrazione, anche gli sguardi possono essere attenti o sfuggenti.

Chi è destinatario di parole e sguardi distratti, corrisponderà con buona probabilità nella medesima maniera.

Non è facile, certo, essere sempre concentrati sul valore della relazione con l’altro, i tempi frenetici delle giornate, i problemi personali possono determinare un abito relazionale solo convenzionale, fatto di buone maniere, di stili comunicativi condivisi, ma privo dell’essenza dell’essere realmente “nel qui ed ora”.

Quando la relazione è finalizzata come in un contesto istituzionale quale ad esempio la scuola, ci si accorge meglio di come sia difficile avviare relazioni efficaci al progetto educativo, i ragazzi sono tanti, manca il tempo, prevale l’esigenza della didattica. Se poi riportiamo la riflessione ad esempio all’ambiente carcerario, appare davvero poco praticabile una relazione finalizzata ad un accompagnamento verso un nuovo progetto di vita.

L’esperienza vissuta negli anni di attività presso il Centro educativo Murialdo di Taranto è stata determinante per sperimentare un metodo di orientamento alla vita e al lavoro (Girandola degli spazi), che avesse come struttura portante proprio il ruolo della relazione tra i destinatari delle azioni educative e i “portatori di esperienza”, coloro, cioè,  che intenzionalmente favorivano la costruzione di un contesto di reciproca crescita, perché nessuna azione educativa lascia immutato il vissuto dell’educatore.

L’incontro con Matteo Perchiazzi, avvenuto molti anni fa, ha consentito di dare un nome al metodo: “Mentoring one to one” quasi come una forma di svelamento di un piccolo tesoro. Intrecciare le caratteristiche del metodo Girandola degli Spazi con le tappe e le fasi del Mentoring one to one ha dato la possibilità di tracciare un percorso di accompagnamento trasferibile in vari contesti educativi.

La partecipazione al progetto Human Library,         mi ha consentito di riprendere la riflessione sulle basi teoriche del Mentoring e sugli aspetti essenziali della relazione mentor-mentee oltre che sugli strumenti da utilizzare. L’attività di mentoring formale ha la necessità ineludibile di una supervisione che consenta di rimodulare gli strumenti utilizzati perché questi siano sempre corrispondenti al livello di relazione instaurata e rappresentino effettivamente la leva per il cambiamento del mentee.

Human Library ha dimostrato quanto i nostri tempi siano caratterizzati da una sete relazionale, spesso nemmeno avvertita dal mentee, ma che è apparsa evidente appena gli sguardi sono stati percepiti come attenti e il dialogo non giudicante. La formazione e gli incontri di equipe hanno consentito di mettere a fuoco, e rendere efficaci le tappe del percorso che credo che si possa riassumere in un passaggio iconico tra un palese “Che ci faccio qui” ad un “peccato che sia terminato il progetto”.

 

[1] Il presente documento è soggetto a copertura dei diritti del marchio SIM, marchio depositato e registrato attraverso la SIB (Società Italiana Brevetti).