Il role modeling nel Mentoring 3.0.
Spunti di riflessione in un panel dedicato
A cura di Matteo Perchiazzi, Fondatore della SIM – Scuola Italiana di Mentoring [1]
SIM – SCUOLA ITALIANA DI MENTORING ha scritto e detto molto sul concetto di role modeling nel mentoring, concetto che fortunatamente ha iniziato – di nuovo - a diffondersi tra i professionisti e associazioni specialistiche di settore, anche se ancora, oltre a coglierne solo parzialmente le implicazioni nel metodo, mancano di attingere al nostro lavoro per la creazione di indicatori specifici e precisi nei framework di competenze che girano sul mentoring, per non parlare poi delle qualifiche.
Al di là di questo, nel recente luglio nel Celebration day della SIM – Scuola italiana di Mentoring, momento finale di percorsi di qualificazione, abbiamo chiesto ad un gruppo di Mentor nel settore business e nel settore sociale e scuola di confrontarsi, in base alla loro esperienza, sulla funzione del role modeling nel mentoring, nonostante la differenza del contesto di applicazione e di esercizio.
Il role modeling è un concetto complesso che in letteratura è tipicamente collegato al filone dei modelli teorici funzionali, che si focalizzano appunto sulle funzioni esercitate nel processo di mentoring dal mentor; è stato individuato dalla Kram già nel lontano 1986 (cfr. Perchiazzi 2009 per una rassegna di tutti gli approcci teorici più importanti sul mentoring).
Va inoltre aggiunto che questo concetto rimanda ad un’altra definizione cara alla SIM, secondo cui un Mentor è un ‘testimone credibile di un contesto’ (Perchiazzi 2020). A sua volta, questa definizione esplicita una caratteristica / conoscenza / competenza, da inserire nel filone di modelli teorici delle competenze, che è la ‘conoscenza del contesto’ in cui si esercita la mentorship, o la conoscenza di un ruolo, anche se in un settore professionale diverso.
La conoscenza di un contesto pertanto rimanda a due momenti specifici:
- all’inizio, come scelta e matching, come prerequisito del mentoring;
- durante, come ambito di contenuto nel quale si esercita la mentorship, e quindi anche competenze di base, ma non di processo.
Questa competenza è peraltro e soprattutto il prerequisito per l’esercizio di una delle 31 competenze del modello research based della SIM, che è quella di fare networking ovvero sviluppare e far sviluppare reti al Mentee.
Il concetto è stato esploso dai Mentor in vari modi, che di seguito riportiamo in vari punti. Role modeling significa avere:
- Fascino;
- Autorevolezza;
- Responsabilità.
Se questi concetti possono facilmente dare luogo ad indicatori di competenza (modello SIM e Maitre), eventualmente da poter esercitare o meno, a seconda dei casi, quello che a nostro avviso è interessante notare è come nell’esercizio delle stesse, queste competenze possono non necessariamente rispecchiare il bisogno del Mentee, una notevole e interessante notazione che è degna di essere messa a tema.
Infatti, sempre i Mentor del suddetto panel hanno elencato un’altra serie di indicatori di competenza sul role modeling:
- Offrire un cambio di prospettiva;
- Avere un punto di vista diverso;
- Esercitare la competenza dello story telling;
questo non è soltanto conoscenza del contesto e neppure necessariamente aver passato le stesse cose a cui il/la Mentee ambisce ad avere eventuali risposte o ricevere consigli.
È avere dei punti di vista diversi, nuovi, che possono suscitare insight notevoli nel mentee.
Ma attenzione, questo è possibile soltanto se si è testimoni credibili del contesto iniziale per cui è avvenuto il matching, altrimenti il rischio è quello di sentirsi dire ‘ma tu chi sei per dirmi questo?’.
Questo set di indicatori e di competenze pertanto è ‘esercitabile’, comunque, solo e soltanto se si parte da una ‘credibilità e autorevolezza di partenza’.
I nostri Mentor hanno inoltre indicato anche altri due interessanti aspetti, come:
- essere guardati, da qualcuno ‘affascinante’
- accettare il ruolo di Mentee.
Solo in questo modo, nel mentoring, si riesce a fare quello step di profondità in più, che è attivare e creare un PRS che sia realmente basato sulla credibilità e fiducia.
Non è il PRS che può crearsi nel coaching, in cui la fiducia nella relazione, pur essendo importante, non è basata sulla credibilità derivante dalla conoscenza di un contesto.
I nostri mentor pertanto hanno esplicitato un interessante indicatore del role modeling, che è quello dell’esercizio di un ‘modello di approccio alla situazione’ che può fare la differenza e che conta in un rapporto di mentoring profondo ed efficace.
Libri
- Perchiazzi M., ‘Apprendere il Mentoring. Manuale operativo per la formazione dei Mentor’, Massa, Transeuropa Edizioni, 2009.
- Perchiazzi M., ‘Imparo dunque sono. Il Mentoring a Scuola”, Industria e Letteratura, 2023.
- Mancuso V., ‘I 4 maestri’, Milano, Garzanti, 2020.
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[1] Il presente documento è soggetto a copertura dei diritti del marchio SIM, marchio depositato e registrato attraverso la SIB (Società Italiana Brevetti).