Il Mentoring nel tennis: l’esperienza con la Van Der Meer Tennis University. La partnership con PTR Italia diventa più consistente

Il Mentoring nel tennis: l’esperienza con la Van Der Meer Tennis University.

La partnership con PTR Italia diventa più consistente

A cura di Matteo Perchiazzi, Fondatore della SIM – Scuola Italiana di Mentoring [1]

 

Nel settembre del 2020 viene lanciata la partnership tra PTR Italia e SIM Academy sport per la formazione dei tecnici sul mentoring e su come può aiutare sia a leggere dei comportamenti degli atleti, sia su come può allenare la consistenza comportamentale in campo e fuori dal campo.

In questi anni abbiamo fatto numerose iniziative, molti corsi, eventi e sponsorizzazioni ma quest’anno è stato davvero speciale.

A parte i corsi annuali, dopo varie iniziative spot, questo luglio il mentoring nel tennis è entrato a pieno titolo nel programma della Van Der Meer tennis University Summer School.

Per chi non è del settore, la Van Der Meer tennis University propone numerose iniziative per i giovani agonisti e no, ma anche per gli adulti e la Summer School, insieme alla Junior Fun Cup è una delle più importanti.

 

Quest’anno, grazie s David Botti CEO di PTR Italia, e a Giovanni Giordano, direttore della Summer school, con mio grande onore sono riuscito ad instaurare un dialogo molto costruttivo, in modo tale che il mentoring potesse integrarsi con il programma principale e con i contenuti tecnici e atletici della settimana intensiva, destinata a giovani tennisti agonisti.

Di fatto, è così che dovrebbe essere, perché il mentoring fa scoprire alcuni comportamenti visibili, e invisibili che in ogni caso ci sono e che sottendono a qualsiasi attività che noi facciamo.

È una lente di ingrandimento che amplifica la consapevolezza di un qualcosa che c’è comunque e che il nostro cervello registra in ogni caso, e che se non è allenato, non viene utilizzato o viene utilizzato male.

 

Voglio parlare di un po’ di numeri prima.

In questa settimana di luglio in una caldissima Port Roze in Slovenia, circa 35 ragazzi e ragazze hanno partecipato alla Summer School, giovani in età compresa tra i 10 ed i 18 anni, di vari livelli di gioco.

Sono stati coinvolti tutti i maestri del team, con cui abbiamo proposto alcune attività destinate a tutti i partecipanti, lasciando facoltativa la possibilità di avere con me un incontro individuale.

 

Senza entrare nel dettaglio, l’impatto sui gruppi è stato positivo ma è un altro conto essere disponibili ad affrontare alcuni temi in un incontro one to one, con un mentor, per l’appunto, che puù dare degli strumenti per renderli visibili, e quindi alla luce del sole, soprattutto in alcune fasce d’età.

Con tutto il supporto del team di maestri, ma con la paura ancora di ‘fare una confessione’ o ‘andare dallo psicologo’ o addirittura fare ‘qualcosa di nascosto ai genitori’, argomento che inevitabilmente viene fuori spesso, non tutti i partecipanti sono riusciti a fare un incontro individuale con me.

Infatti, solo 8 partecipanti hanno fatto un incontro personalizzato, in cui hanno approfondito alcune tematiche che erano ‘risuonate’ talmente tanto da non poter essere ignorate, da condividere non il coach, non i con i genitori, ma nemmeno con uno psicologo, con un Mentor sì, per l’appunto.

Un Mentor, perché ha esperienza di ‘certe cose’, ma che le ascolti con il cuore di chi quelle cose le ha già ‘sistemate’, oppure le messe nel loro ‘giusto posto’.

Un ascolto senza giudizio, ma ‘vicino,’ non distaccato, un ascolto con empatia, ma anche foriero di metodo, di strutture che facciano prendere contatto con quella dimensiione invisibile che c’è sempre, e che se se ne ha consapevolezza, fa mettere una mascita in più, fa rispondere a quelle domande potenti che sono tipiche ‘chi sono, chi voglio diventare’, non solo come tennista, ma anche e soprattutto come persona.

Molti temi scomodi, anche molto personali, per cui non li riporterò, tranne alcuni che sono talmente ricorrenti, che chiunque può sentirli propri:

  • la paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza;
  • la gestione della rabbia, sì ma rabbia per cosa?
  • la paura di non essere accettati e del giudizio degli altri;
  • la paura di deludere le aspettative e crollare sotto la pressione;
  • la paura di fallire, e di commettere errori.

 

E questo è solo uno spaccato, ma chi è venuto agli incontri individuali è già sulla buona trada, mentre quelli che non sono venuto ai momenti individuali forse erano proprio quelli che ne avevano più bisogno, ed è a loro che è dedicato questo articolo.

Curarsi dell’invisibile dovrà sempre di più far parte della cultura sportiva, alla stessa stregua della parte tecnico tattica, atletica e anche della cultura della giusta alimentazione. Il tangibile, così come l’intangibile appunto la consistenza comportamentale. A qualsiasi livello, non solo quello prettamente agonistico.

 

C’è ancora molto lavoro da fare, ma grazie alla famiglia PTR Italia abbiamo fatto un passo in avanti: quest’anno al Summer camp c’è stato anche il ‘premio mentoring’…

 

P.s. da ultimo, ma non per questo meno importante, un ringraziamento speciale va a Lorenzo, Elena, Giovanni, Marco, Matteo e Daniel, che hanno reso il mio viaggio di questa settimana di luglio 2026 alla Van Der Meer Tennis University davvero indimenticabile.

 

Libri

  • Perchiazzi M., ‘Apprendere il Mentoring. Manuale operativo per la formazione dei Mentor’, Massa, Transeuropa Edizioni, 2009.
  • Perchiazzi M., ‘Imparo dunque sono. Il Mentoring a Scuola”, Industria e Letteratura, 2023.

 

Articoli

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[1] Il presente documento è soggetto a copertura dei diritti del marchio SIM, marchio depositato e registrato attraverso la SIB (Società Italiana Brevetti).